Passa ai contenuti principali

IDENTITA' TRANSGENDER E CONTESTO SOCIALE

 

Per parlare di transessualità e transgender bisogna, innanzitutto, definire il costrutto di identità e, dunque, di identità sessuale.
L’identità è un sistema di rappresentazioni mentali dell’individuo tramite le quali egli si definisce, si riconosce ed è riconosciuto dall’altro.
L’identità è alla base della costruzione dell’immagine di sé, Maisonneuve la definisce come “la valutazione intima del soggetto di fronte a sé stesso”.
L’identità sessuale si distingue in quattro componenti: il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere, e l’orientamento sessuale.

+ Il sesso biologico è determinato dalle caratteristiche anatomiche che rendono l’individuo biologicamente    uomo o donna;

+ l’identità di genere è, invece, l’aderenza a livello culturale alla definizione maschio/femmina. Viene detta Disforia di genere quando il sesso biologico non corrisponde all’identità di genere. Quando ciò accade, alcuni individui scelgono di adeguare il proprio sesso all’identità di genere (identità transgender);

+ il ruolo di genere è l’insieme delle aspettative socioculturali che il contesto indica come appropriate ad un uomo piuttosto che ad una donna e viceversa;

+ l’orientamento sessuale è l’attrazione sessuale verso l’altro, può essere omosessuale o eterosessuale.


La condizione delle persone transessuali in Italia si inizia a modificare nel 1982 con l’approvazione della legge 164 che consente una “rettifica di attribuzione di sesso”, permettendo così il riconoscimento civile e giuridico della condizione transessuale.
Dal 2018, invece, la condizione è stata depatologizzata dall’OMS nella pubblicazione dell’ICD-11, indicando che essere trans non è una patologia, né tantomeno un problema psichiatrico.
Nonostante anche la legge e la medicina riconosca questa condizione come un diritto, gran parte della popolazione è ancora restia nell’accettare che sia una condizione normale.
Le persone transgender sono, infatti, ancora oggi, discriminate, emarginate, derise e non comprese dalla società, ma anche dalla famiglia. Può capitare, infatti, che sia la famiglia stessa a non accettare questa condizione a causa, probabilmente, della paura del giudizio degli altri, i quali potrebbero prendersi gioco della persona e denigrarla.
Questi comportamenti di emarginazione e derisione attuati dalle altre persone nei confronti della popolazione transessuale è dovuta alla primordiale paura del diverso, in quanto sconosciuto, quindi incognito e potenzialmente pericoloso, dunque da tenere lontano.
Gli italiani, in aggiunta, sono una popolazione profondamente tradizionale, legata a credenze e  valori appartenenti a periodi storico-culturali che, in altre zone del mondo, sono ormai superati.
Per quanto riguarda la sessualità si tende a considerare una persona “normale” quando il suo orientamento
rientra nei canoni socialmente diffusi e accettati, quindi quando si tratta di eterosessualità.
Nei casi di omosessualità e transessualità la società non è ancora disposta a diventare totalmente inclusiva, anche se ogni giorno si fanno passi avanti nella sensibilizzazione e accettazione di condizioni come queste. La discriminazione infatti è presente fin dalle prime scuole, provocando così, negli individui che ne sono soggetti, sentimenti negativi di sofferenza, solitudine, depressione, ma anche rabbia e delusione, che possono condurre le minoranze stesse a non accettarsi, ad isolarsi, a perdere fiducia nell’altro, oltre ad avere conseguenti ricadute psicofisiche.

Per arrivare ad una completa accettazione ed integrazione della condizione transgender, è necessario partire dalle istituzioni e dalla politica le quali devono trasmettere informazioni di sensibilizzazione e tolleranza verso tutti coloro che hanno delle caratteristiche diverse rispetto alla maggioranza della popolazione.
Bisogna capire che entrare a contatto con persone con schemi mentali diversi dai nostri non è un pericolo, bensì un arricchimento.
L’arcaica risposta al diverso può essere esorcizzata tramite la conoscenza dall’altro. Dunque, per il raggiungimento di un comportamento rispettoso e per migliorare la qualità della vita di questi soggetti, è importante il supporto, come abbiamo detto delle istituzioni, ma anche della famiglia.
Un supporto psicologico è utile sia per l’individuo transgender, sia per i suoi familiari che, ancora troppo spesso, si sentono artefici di quello che considerano un disadattamento della persona amata, possono provare senso di colpa per questo, arrivare ad odiare loro stessi ed il familiare.
Una corretta educazione sociale, un’informazione reale e senza tabù, nonché un supporto psicologico durante la transizione e anche successivamente, può permettere la comprensione dell’identità di genere, una società più inclusiva e rispettosa nei confronti delle scelte di vita altrui e la libertà degli individui di sentirsi bene nella propria identità, accettare se stessi in mezzo agli altri.



Commenti