Tra le cause della patologia
psicotica e schizofrenica è possibile annoverare una comunicazione fallace tra
bambino e famiglia, specialmente nel rapporto tra bambino e madre, come afferma
Bateson (1956) riguardo il “doppio legame”. Questo vuol dire che il figlio sarà
sottoposto, fin dall’infanzia, ad un tipo di relazione frustrante.
Secondo il modello sistemico, il
bambino nasce da una coppia, carica di sofferenza, proveniente, a sua volta, da
situazioni familiari sterili, che cercano di compensare tramite gratificazioni
affettive con il partner. La conseguenza è che entrambi i membri si ritraggono
dall’altro causando rancore reciproco e determinando la triangolazione del
figlio.
La relazione futura tra il paziente
schizofrenico e i suoi genitori sarà quindi carica d’odio e frustrazione da
entrambe le parti.
Questo comporta già di per sé una
relazione insana con la famiglia, che si ripercuoterà sulle relazioni future,
scolastiche, lavorative, tra pari ecc., in più la malattia mentale conseguente
provocherà ancor più gravi effetti sulla vita delle persone.
Molti studi hanno avvalorato
l’ipotesi intuitiva che i pazienti con patologie mentali gravi avessero un
importante impoverimento della loro qualità di vita, nonostante l’anosognosia
del disturbo influenzasse i risultati delle ricerche standardizzate con
questionari self-report.
Il concetto di qualità di vita
include aspetti del benessere fisico, psicologico e sociale, riconoscendo il
benessere sociale e la funzionalità sociale come una dimensione sostanziale.
Ovviamente per parlare di funzionalità sociale bisogna definirne il costrutto
comune, Tyrer e Casey (1993) ritengono sia influenzata da fattori quali
personalità, intelligenza e sintomi.
Il disagio sociale di un paziente
schizofrenico è caratterizzato più dalla disabilità sociale che dai sintomi
della malattia stessa. L’individuo avrà, a causa della patologia, una scarsa
identificazione con la società, e conseguentemente a ciò anche la società porrà
su di esso delle etichette riguardo la sua devianza che inevitabilmente
influenzeranno la percezione che esso ha di sé e del proprio ruolo sociale.
La qualità della vita relazionale
dei pazienti psicotici risente anche dell’utilizzo degli psicofarmaci, in
particolar modo degli effetti collaterali degli antipsicotici “di prima
generazione” (aumento dei sintomi negativi, come depressione e appiattimento
emotivo, della schizofrenia), nonostante questa problematica sia stata
parzialmente risolta dall’utilizzo di farmaci antipsicotici cosiddetti “di
seconda generazione”.
Dunque, nella malattia
psichiatrica, vi sono numerose concause determinanti le disfunzioni
relazionali:
·
La sintomatologia stessa;
·
L’assunzione di psicofarmaci di prima
generazione;
· Il peggioramento dello stile relazione familiare (già tautologicamente insano) alla scoperta della diagnosi;
·
La stigmatizzazione sociale ed il conseguente
ritiro causati dalla presenza di comportamenti bizzarri.
Le difficoltà relazionali del
paziente psichiatrico interessano, necessariamente, anche la sfera
affettivo-sessuale. La vita sessuale dello psicotico è tipicamente promiscua a
causa della difficoltà nel trovare un partner fisso e, molto spesso,
avvicinandosi ad altri pazienti all’interno delle comunità. Ciò aumenta la
percezione di emarginazione sociale e la sfiducia nei confronti delle proprie
capacità relazionali.
Nelle situazioni più gravi, invece,
l’attività sessuale si limita all’autoerotismo, spesso in assenza della giusta
intimità, oppure alla ricerca di un soddisfacimento incestuoso con i caregiver,
creando ulteriore imbarazzo e difficoltà nelle relazioni familiari.
In ultimo, la sfera sessuale
risente anche degli effetti collaterali dei numerosi psicofarmaci.

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