A circa 9 mesi dall’inizio della pandemia da Covid-19, la
popolazione mondiale ha dimostrato grande attenzione alla prevenzione della
salute fisica, utilizzando i Dispositivi di Protezione Individuale e
rispettando le norme di distanziamento sociale per contenere il rischio di
contagio da Covid-19. Tuttavia, in un’ottica bio-psico-sociale, occorre
prestare uguale attenzione anche alle numerose conseguenze psichiche causate da
tali misure messe in atto. A tal fine, negli ultimi mesi un numero elevato di
studi è stato condotto su queste tematiche, evidenziando complessivamente un
aumento tra la popolazione di sintomi ansiosi e depressivi, oltre alla presenza
di disturbi del sonno, forte rabbia e/o paura e, nei casi più gravi, PTSD (Wang
et al., 2020). I tratti ansiosi e/o depressivi sviluppati dalla popolazione
durante i primi mesi di lockdown si sono manifestati in svariati modi,
dall’inosservanza delle regole all’eccessiva messa in atto di esse, sfociando
in alcuni casi anche nelle compulsioni comportamentali (Sigdel et al., 2020).
Inoltre, molti soggetti si sono adeguati al ritiro sociale imposto sviluppando
una forma di angoscia riguardo il rientro in società al termine del periodo di
lockdown, riferendo di sentirsi maggiormente tutelati dal restare a casa ed
evitare luoghi pubblici; queste reazioni non risultano nuove, ma erano già
state ampiamente documentate rispetto alle ricerche condotte sulla popolazione
sottoposta alle medesime misure precauzionali durante l’epidemia di SARS (Cava
et al., 2003).
Molte altre ricerche si sono concentrate sull’esacerbazione delle
sintomatologie in pazienti psichiatrici o con disturbi “ossessivo-compulsivi”
conclamati, che hanno vissuto suddetto periodo non solo peggiorando
notevolmente le loro patologie ma anche sviluppando nuovi comportamenti ossessivi
quali idee suicidarie, comportamenti di evitamento e disturbi del sonno
(Benatti et al., 2020; I. French and J. Lyne, 2020).
Le medesime ricerche hanno inoltre affermato che l’incremento della paura e
dell’ansia rispetto alla pandemia è stato causato dall’eccessiva fruizione dei
social media che hanno quotidianamente preoccupato la popolazione mondiale
dimostrando che, coloro i quali sceglievano di leggere e ascoltare meno le
notizie riguardo l’andamento del coronavirus, fossero più protette dai rischi
psicopatologici rispetto agli altri (Fullana et al., 2020).
Questi risultati, complessivamente, indicano la necessità di mettere in atto
dei programmi di prevenzione efficaci, al fine di poter garantire un completo benessere
bio-psico-sociale degli individui.

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